Linea Cadorna a Colorina

La Linea Cadorna a Colorina

Tracce della Grande Guerra

La Linea Cadorna è un sistema di fortificazioni militari costruito dall’Italia tra la fine dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale lungo il confine con la Svizzera. Prende il nome dal generale Luigi Cadorna e aveva lo scopo di difendere il territorio italiano da un’eventuale invasione austro-tedesca attraverso la Svizzera. Non fu mai utilizzata in combattimento, ma oggi molti dei suoi camminamenti e fortificazioni sono percorsi escursionistici.

Sebbene Colorina non faccia parte direttamente della Linea Cadorna, nelle zone vicine si conservano tracce di questo sistema difensivo della Prima Guerra Mondiale. In questi luoghi si possono fare escursioni tra trincee, pezzi di artiglieria, mulattiere, postazioni in caverna e casermette diroccate, offrendo un vero e proprio museo a cielo aperto della storia
militare italiana.

Di quelle fortificazioni ora restano tracce, mulattiere, postazioni in caverna e casermette diroccate. Oltre che ad un immenso, affascinante, museo a cielo aperto.

Tutta la zona potrebbe costituisce una preziosa testimonianza di un importante momento storico, oltre che un’interessante meta turistica. Soprattutto un monumento alla tenacia di quegli uomini che, in pochissimo tempo e in condizioni non certo ideali, costruirono tutto questo.

Grazie ad un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, la storia delle postazioni orobiche è ora raccontata e illustrata nella carta storico-escursionistica in scala 1:70.000 “Le trincee delle Orobie: sui Passi della storia nel 1915 – 18”. “La carta fa parte di un più ampio progetto promosso dal CAI Bergamo, in collaborazione con il CAI Alta Valle Brembana e il Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi” per riscoprire e valorizzare le trincee della Linea Cadorna – raccontano dal Centro Storico – La realizzazione, che si è avvalsa del sostegno di numerosi enti e associazioni, è stata curata dalla Commissione Cultura del CAI Bergamo, col supporto della Commissione Sentieri, e in particolare da Lino Galliani e Claudio Malanchini, che sono anche soci del Centro Storico, con la collaborazione, tra gli altri, del socio Denis Pianetti”.

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